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L’Ostello Gioioso era molto selettivo: si entrava solo se presentati, neanche fosse un Rotary...
Era stato aggiunto anche un piccolo ristorante. Le stanze erano state rimodernate. E le ragazze erano libere di continuare il métier. Ma assolutamente al di fuori del loro recente e regolare contratto di lavoro che le impegnava in cucina, ai tavoli e nelle pulizie. I vecchi clienti prenotavano camere intime e ben arredate in cui avevano il diritto di fare ciò che volevano, trasformandole di fatto in discrete garçonnière. La permanenza minima era di tre giorni. Questo per evitare il sospetto di letti a ore. I bambini sarebbero così cresciuti in un ambiente ancora più vivace di prima. Frequentato anche da turisti e buongustai. Perché la regola era: “qui si mangia sano, come se fossi a casa tua”.

PIERO SORIA, A proposito di Ute, Mondadori

 

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Me ne andai a capo chino, busta in una mano e un kg di disperazione nell'altra. Mi abbandonai di nuovo sulla panchina e sbattei la busta sulla pietra ruvida del poggia schiena.
Un rumore metallico solleticò i miei sensi e provai a scuoterla, come si fa con l'uovo di Pasqua per indovinare la sorpresa.
Il rumore sembrava quello giusto.
L'aprii con le brutte, strappandola in verticale. Mentre la svuotavo, finì a terra un mazzo di chiavi. Lo raccolsi e rividi la luce. Era quello della mia Pantera.
Controllai l'orologio. Forse non tutto era perduto.

MAURIZIO LORENZI, Racconti di strada, Ananke

 

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Un ristorante, il Pinocchio.
Un maestro cuoco.
Intorno, una bella famiglia e validi collaboratori.
Cominciamo insieme ogni mattina. Con entusiasmo. Con dedizione. Con allegria. Spegniamo le luci insieme, la sera. Con la gioia della condivisione.
Non posso che dire, ogni giorno «E' stato bello».

PIERO BERTINOTTI, Ristorante Pinocchio, Borgomanero

 


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