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Tre giorni dopo è arrivata una valigia nera.
L’ho aperta con la chiave e dentro c’era una seconda valigia, più piccola. All’interno c’era un dossier. Nel dossier una cartellina, poi un’altra, poi una serie di buste di diversi colori, sempre più piccole. L’ultima era bianca, aveva le dimensioni di un biglietto da visita e sopra c’era una scritta a penna: «Sto arrivando, perciò ti dico cosa faremo.»
Dentro c’era un foglietto ripiegato, con queste parole:
“Non leggeremo l’orologio, decideremo noi le ore, le rotaie finiranno ma noi non saliremo mai lì sopra, andremo al museo e toccheremo il sedere alle statue, cammineremo sulle palpebre del mondo, aspetteremo al crepuscolo gli uccelli che gridano sillabe, ci vestiremo come due sacerdoti insaziabilmente belli, decifreremo le cose, e se non ci piacerà ci tapperemo le orecchie con il chewing gum, vedremo Dio in tv, scriveremo poesie indelebili, ci metteremo il sale sulle ciglia per rimanere sempre marinai, saremo assetati ed esultanti, per sempre, e ogni notte – le notti avranno un cielo bianchissimo con piccoli puntini blu – prima di addormentarmi mi sussurrerai: tu sei di tutti il migliore e di tutti il peggiore.”

ENRICO REMMERT, Strade bianche, Marsilio

 

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«Quali regole si infrangono, vendendo acqua avvelenata? Non uccidere. Ama il prossimo tuo. Da’ da bere agli assetati… ebbene, io ho dato da bere agli assetati. Ho dato da bere acqua contaminata, certo; ma quale sarebbe stato il destino dei nordafricani irradiati dall’acqua della morte, se non l’avessero bevuta? Sarebbero morti di sete. Senza l’acqua e i dissalatori Brandis, in Nordafrica morirebbero tutti di sete. Morire di sete oggi è meglio che morire di radiazioni domani? è più giusto? Lo domando a voi. A voi che considerate l’acqua un diritto e non avete capito che invece è un bene, che è troppo scarsa per non essere un prodotto di mercato. E questo è un dato di fatto indipendente dalla mia volontà.»

ALESSANDRA MONTRUCCHIO, E poi la sete, Marsilio

 

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Cuoco contadino, a trent’ anni ho abbandonato la carriera dirigenziale per dedicarmi a quello che era il mio sogno: vivere a stretto contatto con la natura, per la mia famiglia, con la mia famiglia.
Un cascinale ormai decadente del ‘500 e terreni abbondanti divengono l’inizio di un progetto e di uno stile di vita.
La cucina era passione. Oggi, professione.
Cuoco contadino, così mi piace vedermi.
La campagna, l’orto, la stalla e le stagioni creano il menù, al quale io, cuoco contadino, attribuisco sapore e senso compiuto.

GIANLUCA ZANETTA, Agriturismo La Capuccina, Cureggio

 


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