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Fin dalla nascita, la mia vita (...) è legata indissolubilmente al cibo. Sono nato nel 1937 ad Asti, nel ghetto ebraico, al numero 5 di via Ottolenghi. Il primo profumo della mia vita è stato quello forte e inconfondibile dell'acciuga: saliva dal magazzino a piano terra su per la tromba delle scale e impregnava di sé tutta la casa...
Dopo il profumo è arrivato il gusto; per quanto mi riguarda, festeggiare il Capodanno significa mangiare a mezzanotte pane, burro e acciughe...
Poi arrivò la fase (...) in cui preferivo stare in cucina con madre, zie e nonne piuttosto che andare a giocare con i compagni... Sgusciavo i piselli e un po' li mangiavo crudi quando credevo di non essere osservato. Spellavo le patate bollite, ancora calde, per i gnocchi. Tagliavo a pezzettini regolari le verdure cotte al dente per l'insalata russa, sbattevo nella ciotola i rossi d'uova per lo zabaglione...

BRUNO GAMBAROTTA, dalla prefazione al volume
Piemonte 365 volte a tavola, Edizioni Il Punto

 

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Con grande tenacia, volontà e passione, insieme a Mauro Gualandris, compagno di vita e di lavoro, ho deciso di realizzare un sogno, confrontandomi con la realtà del territorio novarese e piemontese. É nato così il nostro ristorante, che abbiamo deciso di chiamare Tantris.
La mia cucina è stata definita da un grande gastronomo “rispettosa della naturalità degli ingredienti che nei piatti sprigionano equilibri delicati, insieme straordinari per genio e sapori”.
La ricerca costante mi permette di raggiungere sempre nuovi traguardi culinari, e dà carattere e tono alla carta dei vini che Mauro cura personalmente con dedizione e talento.

MARTA GRASSI, Ristorante Tantris, Novara

 

Alberto Sinigaglia

Si può vivere una vita etica o almeno tentare di viverla? Si può ancora parlare di saggezza o tornare a farlo? Etica e parola di cui pochi conoscono il significato. Saggezza è parola di cui troppi provano fastidio e timore, perciò desueta. Saggio è Chirone il centauro educatore di Achille che grato gli carezza la barba. Saggi nell'iconografia antica sono vecchi canuti. O vecchie sdentate: sagge se non folli o streghe. A volte bruciate come streghe perchè sagge. E se ci riappropriassimo etica e saggezza? Se fossero le condizioni più avanzate e necessarie per affacciarci sul domani tra certezze inquietanti e incertezze stordenti? Se fossero i primi strumenti da riprendere in mano, da reinventare per vivere e non sopravvivere galleggiando su infide correnti? Bisognerebbe provare a restituire loro un senso.
 

ALBERTO SINIGAGLIA, La saggezza del vivere, Diabasis

 


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