Alessandro Defilippi.jpg
Ricordati il pepe, dice Anne-Marie mentre, sdraiata sul letto, ascolta i suoni familiari provenire dalla cucina...
Il pepe, dannazione: me ne stavo dimenticando. E devo anche aggiungere altra birra. S’è già consumata? Sì, e ho paura che bruci. Allora mettici un mestolo d'acqua, perché altrimenti ci sbronziamo. Abbasso il fuoco, magari? Abbassalo: la carbonade è un piatto lungo da preparare. Devi lasciarla cuocere a fuoco lento, coperta. Devi dimenticartene. Va bene, abbasso. Non vuoi aiuto? No, tu resta a letto, te la farò assaggiare alla fine. D'accordo, allora, ma ricorda che la birra deve essere a filo della carne. Tranquilla. Ma tu cucinavi, in Italia? Mai fatto, proprio mai. Si vede.

ALESSANDRO DEFILIPPI, Manca sempre una piccola cosa, Einaudi

 

Domenico Maria Papa.jpg
Sapere è un verbo ambiguo. Indica l'accumulo sistematico e attivo di conoscenze, ma anche la capacità di una sostanza di sollecitare gli organi del gusto.
La domanda “di che sa?” potrebbe, infatti, riguardare sia gli ambiti nei quali qualcuno esercita qualche erudizione, sia la richiesta di esprimere un paragone di gusto. La vicinanza di significati è provata dalla radice etimologica che in latino dà origine anche al sapa, al mosto cotto, succo che scorre, fluido fermentante, quasi ad affermare che l'essenza della persona colta – e qui ci potrebbe perdere in un'altra ambiguità tra colto e coltivato – sta in ciò che nel pensiero distilla e che il linguaggio secerne.
Avvicinare dunque scrittori e sapori, portando le parole a dire di pietanze, ha il significato di ridurre una distanza che in origine era appena quella che separava la lingua dal palato.

DOMENICO MARIA PAPA, Dilettante con calamai e cuccume
(non necessariamente in quest'ordine)

 

mariuccia ferrero.jpg
Sono nata a Santo Stefano Belbo (Cuneo), in località "Piana", a un paio di chilometri da Canelli, in provincia di Asti, che è uno dei centri di produzione vinicola più importanti d'Italia, patria del Moscato. In questo stesso luogo il celebre scrittore Cesare Pavese incontrava spesso il suo amico Pinolo Scaglione, cugino di mia mamma, il "Nuto" del suo più celebre romanzo "La Luna e i Falò", e personaggio guida dei suoi più celebri scritti.
A diciott'anni, ho sposato Pier Carlo Ferrero di Canelli, la cui famiglia aveva rilevato dal 1959 un’antica Osteria, che prendeva il nome da un pilone votivo dedicato a San Marco, guarda caso al centro del viale di tigli ricordato da Pavese nella sua opera. La passione autentica per questo difficile lavoro è scattata immediata.

MARIUCCIA FERRERO, Ristorante San Marco, Canelli

 


Pagina 4 di 11

Copyright © Scrittori e Sapori | Informativa sulla privacy | E-mail: laura.travaini@lauratravaini.it