Roberto Barbolini<< Ho sempre odiato Il Piccolo Principe. Eppure stanotte m’è apparso tutto sorridente in cima a una nuvola, che mi salutava lezioso con la manina mentre una voce al megafono, pericolosamente somigliante a quella di mia nonna, strillava nell’etere col suo leggero accento tedesco molto più calcato del solito: «Provaci ancora, Radetzky. Kvesta è la volta buona!».

E’ un po’ di tempo che Radetzky me lo sogno anche di notte: proprio lui in persona, coi suoi baffoni paraboemi e la divisa da federmaresciallo austriaco, gli alamari e la decorazione di Cavaliere del Toson d’Oro che luccica tra le medaglie guadagnate sul campo reprimendo sommosse e impiccando patrioti. Dai confini incerti del sogno, da quella zona grigia che lambisce la mia oscena realtà di tutti i giorni, il Krukken Kamarade arriva bordeggiando su una nuvoletta, con la sua aria marziale da petto in fuori pancia in dentro - ein zwei drei avanti marsch! – mentre da un vecchio grammofono a trombone escono le note dell’odiosa marcetta che porta il suo nome. Finché all’improvviso, con un fragoroso POP! Come nei fumetti, la nuvoletta scoppia e, al posto di Radetzky, dal nulla si materializza un certo Niedermeier con i capelli tinti di provaci.jpgverde, il naso rosso a lampadina come Krusty il pagliaccio dei Simpson, e quel sorriso un po’ torvo che sgomenta grandi e piccini, preferibilmente malati, mentre si sbellicano dalle risate davanti ai suoi scherzi cattivi.

Stanotte, però, cavalcando una cometa, invece del clown è arrivato il Piccolo Principe da me odiato con tutto il cuore perché a Carla piaceva tanto, lo immaginavo ancor prima di conoscerla.  >>

ROBERTO BARBOLINI, Provaci ancora, Radetzky, Barbera Editore

 

 

 


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