Tagliatelle del cavallo di Natale

Maurizio Matrone è stato un agente di polizia. Per anni ha lavorato alla Questura di Bologna, poi si è trasferito a Piacenza. Erba alta, edito da Frassinelli, è un romanzo ambientato in una Bologna - sospesa tra maltempo e criminalità - ai tempi della “Uno Bianca”. Le voci di giovani poliziotti che hanno ben saldi nella mente (e nel cuore) i valori della legge e della giustizia, si alternano a un intrico di altre voci, ciniche e disilluse, di anime un tempo votate alla giustizia ma divenute perdute e crudeli. Sono, le prime, voci di uomini e di donne che svolgono con coscienza il loro lavoro, in compagnia delle solitudini, di un desolato desiderio di oblio, delle disperazioni e di elementi naturali che incupiscono la scena. <<E’ tutto buio e nero>>, dentro questo romanzo dove il giorno e la notte, così come il bene e il male, sconfinano labili. Le solitudini (sofferte) si incontrano e si scontrano, Gli amori (un po’ imbarazzati) si trovano e si perdono. O, restano confusi - confondendo - nei pensieri. Così tutto s’intreccia e s’aggroviglia dentro la normalità del quotidiano, ma anche dentro i giorni di festa (o di esasperata solitudine) come il Natale.
Pasquale è un mancato professore di latino e greco che ha voluto fare il commissario. A Bologna è arrivato da poco, e l’accoglienza del Capo di Gabinetto, il Dottor Francesco Canestraro, Primo Dirigente della Polizia di Stato, non è delle migliori:
 <<Dottore, dottor Fuoco! Lei, sì lei, cosa si aspettava di trovare a Bologna per Natale, i regali?>>.
Sono anni, quelli, in cui <<sembrava che le azioni criminali e le relative indagini si svolgessero in un campo minato, dove l’erba cresceva così alta che diventava difficile vedere oltre>>.
Pasquale è solo e sogna un amore. Un amore che ha un nome: Debora. L’agente di polizia Debora Contralto.
<<Mi piace. Cavolo se mi piace. Certo che mi andrebbe di passarlo con lei questo Natale. Ma sarà sicuramente da qualche amica o, perché no? Dal suo ragazzo. A scartare regali, a dispensare baci, abbracci e sorrisi.
E così è già mezzogiorno. Piove e sembra non smettere. Ho dormito parecchio. Ma quando fai la notte non riesci mai a riprenderti. E’ dura.

Il telefono.
Dal trillo capisco che è una chiamata dall’esterno. Rispondo un <<Pronto>> da funerale.
<<Pasquale, oggi è Natale!>>

E piove, piove, piove sempre..
Che noia! Non ci vado a mangiare in mensa il giorno di Natale.
>>
Anche Debora è sola, <<sola come un cane.>>. E sogna un amore, che ha un nome: Antonio Pagnotta, poliziotto arrivato dalla Sardegna e in volante da due settimane.
<<La pioggia ha lasciato il posto alla neve. Era ora! Che Natale è senza la neve? Ma non attacca. Non attacca.
Sono spossata. Triste.
….
E’ perché sono sola. Sola.
Come un cane.
E’ Natale.
E morirei.
Lo giuro, morirei. Non potevo passare il giorno di Natale in caserma. Non potevo telefonare a gente già impegnata, con le famiglie, fidanzate, mogli, mariti. Non potevo stare da sola sul letto a guardare le tivù con una fetta di panettone in mano…
E allora sono scesa.

Ho il cuore a pezzi. Lo sento come un bicchiere andato in frantumi. Gettato dall’alto di una torre. I vetri mi tagliano ogni volta che il sangue gli pulsa dentro. E provo uno strozzamento che mi arriva fino in gola e mi fa venire voglia di piangere. Mi sento così scema! E soffro, soffro terribilmente.

E nessuno che mi cerca. Non ricevo posta da nessuno. Nessuno che mi telefona.

Vorrei che Antonio fosse qui.
>>
Ma Antonio non è lì, e i suoi pensieri sono diretti altrove…
E’ un Natale difficile per tutti, e non ci sono pranzi né cene di Natale, nel procedere della narrazione. Così chiedo a Matrone, che è scrittore nonché valido cuoco, di farmi avere una ricetta dedicata a chi prevede un Natale da trascorrere in solitudine.
 

Cara Laura,
     ecco la ricetta delle Tagliatelle del Cavallo di Natale.
Per chiarire: il cavallo – nel gergo poliziesco e della mala- è quello sciagurato individuo che potrebbe definirsi un dettagliante ambulante dello spaccio, una specie di corriere della droga che rifornisce gli spacciatori di strada. Siccome costoro “lavorano“anche a Natale (e per le feste la domanda aumenta!), siccome anni fa, a Bologna, durante una perquisizione a uno di loro venne fuori una ricetta di tagliatelle al ragù, m’è venuta l’idea di dedicare ‘ste tagliatelle al “Cavallo di Natale”.             
E’ Natale per tutti, no?
A presto,
Maurizio 


Ingredienti per quattro persone (tre se desinate con poliziotti o carabinieri):
 
    
tagliatelle fresche per quattro
150 g. di polpa di manzo tritata
150 g. di salsiccia di maiale
150 g. di macinato di cavallo
una cipolla
40 g. di burro
una carota, un sedano
un bicchiere di Sangiovese Superiore
una scatola di pelati San Marzano
50 g. di conserva di pomodoro
sale, peperoncino
olio di quello buono
ricotta salata siciliana da grattugiare
 

Preparazione:

Fate appassire la cipolla tritata (con pezzettini di sedano e carote) in un  tegame, con il burro e un filo d’olio, poi aggiungete il misto delle tre carni. Sfumate con il vino e, quando il fondo di cottura si sarà ristretto, buttate giù i pomodori (io non li passo, vedete voi…) e il concentrato. Salate e “peperoncinate”. Cuocete a fuoco dolce per circa un’ora e mezza o almeno fino a quando il ragù sarà bello asciutto e scuro scuro. Quando è il momento, lessate le tagliatelle in acqua abbondante, non troppo salata. Scolatele al dente, versatele in una bella ciotolona e mischiatele con il ragù. Infine grattugiateci sopra la ricotta salata a piacere. E’una vera droga!
E’d’obbligo pane pugliese, per la scarpetta.
Servite con Sangiovese Superiore o Gutturnio Riserva fermo.

Potete dimezzare le dosi, se mangiate da soli (con una tavola ben apparecchiata, mi raccomando!). O, eventualmente, suddividere il tutto in due o tre porzioni da surgelare e scongelare (nel microonde) magari a Capodanno. Poi, abbandonatevi - senza pensieri né tristezze - alle tagliatelle del cavallo di Natale. Sono gioia pura, o droga, come dice Matrone.

Laura Travaini

 

 


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