La torta di zucchero

Primo romanzo nato dalla felice e colta mano scrittoria di Margherita Oggero, La collega Tatuata (2002), ha avuto come seguito Una piccola bestia ferita (2003), L’amica americana (2005) e, nel 2007,  Qualcosa da tenere per sé. Tutti editi da Mondadori. Tutti gialli.
Stessi personaggi, che si muovono dentro storie ambientate nella vita di tutti i giorni, fiutando soluzioni di enigmi, dipanando l’intricata misteriosa matassa dei sentimenti e delle attrazioni, delle avances appena accennate e sempre seguite da un immediato velato ritrarsi.
La professoressa di italiano Camilla Baudino. Il commissario Gaetano Berardi. E un rapporto il loro, che che si snoda entro i confini di un persistente (e resistente) incontro-scontro dai divertenti tratti amichevolmente amorosi, che segue - con modalità sensibilità valori diversi - tracce investigative giocando al rimpiattino del gatto e del topo.
Il marito Renzo, a cui la lega un rassicurante rapporto tiepidamente tranquillo. L’impertinente figlia Livietta. Il bassotto Potti, umorale e un po’ attore. La madre assillante e deprimente. La colf  Luana che  <<fa quel che può e sa>>. Rapporti scanditi da <<cene e pranzi da  preparare conciliando le esigenze di tutti>> . Rapporti che inducono a ricercare qualche gioia della vita. Ogni tanto un Puntemes per distrarsi  <<dal solito casino>>, per  <<rimetter ordine nella selva di impegni>>, per allontanare  <<l’umore instabile>>  e  <<la tendenza alla depressione>>. Ogni tanto la sigaretta, perché in fondo  <<un po’ di veleno non cambia niente>>. I colleghi e le colleghe (stronze e non). La preside, a rappresentare il mondo della scuola che s’insinua tra le pagine (chè la Oggero è stata insegnante), con noiosi collegi docenti, inutili commissioni, immancabili dispute sulla formulazione degli orari e del piano dell’offerta formativa.
Torino fa da quinta. Con le vie e le piazze, con il traffico, con i ristoranti e i caffè storici, con il dialetto, con la varia umanità multietnica che l’affolla. La Torino sempre uguale della quotidianità, ma anche (nell’ultimo romanzo) la Torino dall’innovativa veste olimpica.
Non mancano, nei libri della scrittrice torinese, i riferimenti al cibo. Piatti tipici consumati nei ristoranti. Piatti cucinati a casa e  preparati in tutta fretta, che si rivelano  <<un vero schifo>>. Ma anche piatti che danno origine a  <<una serie di oh ah uh ammirativi>>. Piatti, come questa torta di zucchero  <<alla faccia di colesterolo e glicemia>>, di cui mi ha fornito la ricetta.


Ingredienti:
 
    
100 gr. di burro
1 uovo
200 gr. di farina + 2 cucchiai (eventuali)
150 grammi di zucchero di canna (possibilmente non raffinato)
1 cucchiaio di zucchero vanigliato
1 pizzico di sale
150 /200 gr. di panna fresca
 

Preparazione:

Versare la farina col sale nel mixer, aggiungere il burro freddo di frigo tagliato a pezzettini e lo zucchero vanigliato: far funzionare velocemente. Aggiungere l’uovo intero: far funzionare.
Estrarre la palla (di aspetto sabbioso) di pasta, avvolgerla nell’alluminio e farla riposare in frigo per un paio d’ore. 
Rivestire di carta da forno una tortiera di 22 cm. di diametro (o imburrarla e infarinarla); stendere la pasta col mattarello e porla nella tortiera avendo cura di lasciare i bordi un po’ alti ma non troppo; ricoprire il fondo della pasta con lo zucchero e versarci sopra in modo uniforme la panna (che deve essere un po’ spessa: va bene anche quella a lunga conservazione).
Infornare a forno caldo (200°)  per 20-30 minuti (il tempo di cottura varia da forno elettrico a forno a gas, ecc.), aprire il forno e lasciare  raffreddare la torta all’interno.
Si mangia fredda o tiepida.

Laura Travaini

 

 


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