Gli arancini

<< Nel 1988 era uscito nelle sale cinematografiche di Boston un discreto film di Mike Nichols, che si intitolava Working Girl, con una perfida direttrice d’azienda interpretata da Sigourney Weaver, con Melanie Griffith nel ruolo di una creativa segretaria cui venivano rubate le idee e i meriti, finché la verità non trionfava e la cattiva veniva cacciata con tanto di epiteto “culo secco”.

Me lo ricordo perché proprio in quei giorni si era svolta una vicenda piuttosto complessa, che pareva ritagliata sullo script del film, con la differenza che il finale era più tragico. Di questa vicenda io ero stato spettatore privilegiato, forse anche – sia pur marginalmente – attore o almeno comparsa.

Avevo allora sessant’anni e nonostante la mia corporatura massiccia pesasse già troppo sulla mia colonna vertebrale, non facevo alcun tentativo per migliorare la mia condizione.

Rosa, che avevo da poco sposato, era appassionata della buona cucina tradizionale della sua regione d’origine. Ero ghiotto quanto mai dei suoi arancini, cosa che escludeva ogni ipotesi di dieta alimentare. >>

GIOVANNI CORDERO, Silenzi. Il destino alle diciotto, Libreria Editrice Psiche

 

<<   «Accompagnami al supermercato, devo prendere qualcosa per cena», gli propose, mentre l’inquadratura staccava sull’ingresso accanto alle casse.
Il sì di Rinero fu decisamente rapido, quando non ponderato. Era la prima cosa che lei proponeva, non era il caso di obiettare qualcosa, tipo che aveva più senso fare quattro chiacchiere con calma seduti a un tavolino.
Non restava che accompagnarli in modo discreto, cercando di non intromettersi. Gli pareva bizzarro come modo per conoscere una persona con cui si era chattato in Internet, questo qua, di fare la spesa insieme. O forse no. Magari Ossi di pollo era più intelligente di quello che sembrava dietro quelle occhiaie da tinca. Magari si trattava di una fine indagatrice della psiche maschile. Forse aveva appurato, dopo anni d’incontri, che il supermercato era il posto dove il maschio abbandonava le proprie difese.
Intanto il regista del reality spostava la scena tra i banconi, mentre il pubblico da casa certamente si sarebbe diviso tra pro lui e pro lei.
Mentre lei scrutava il banco frigo dei panini e dei formaggi, lui provò con un timido: «Be’, allora, mi racconti qualcosa di te?»
Intanto Ossi di pollo esaminava fagottini mollicci sigillati in fogli di plastica trasparenti. Era preso in considerazione anche un panetto straripante filamenti di capricciosa.
«Cosa vuoi sapere?» gli disse infine con tono sfinito.
La capricciosa era scartata, in favore di un bolo diviso con fettine di pomodoro. Sul pomodoro era adagiata una fetta di formaggio, la pasta bianca puntinata di nero, come fosse cosparsa di nei.
«Vabbè, dimmi del futuro, del tuo passato non m’interessa», si lanciò lui in un empito di futurismo.
Anche il bolo bianco rosso e nero venne bocciato.
«Del futuro in che senso, mica sono una cartomante.»
Abbozzò un sorrisetto mentre tastava un riccio di lattuga debordante da due fette integrali. Tanto integrali da sembrare pietrificate.
«Ma no, intendevo dei tuoi progetti, di cosa cerchi, di che tipo di persona vorresti, insomma dei tuoi desideri, non so.»
Anche il pacchetto di silice fu abbandonato.
«Boh, è un periodo che non faccio progetti, preferisco vivere il presente.»
«Aha! Sei una sostenitrice del carpe diem!»
Risposta non pervenuta. Era impegnata a scrutare dentro un bancone di gastronomia. C’era una sfilata di arancini, crocchette, supplì, polpette ,pizzette, focaccine, mozzarelle in carrozza.
Le nonne davanti al televisore avrebbero dissentito: guarda che schifezze mangiano i giovani d’oggi.
«Magari prendo due arancini.»   >>

 PAOLO CACCIOLATI, Digestione del personale, TEA

 

 
Il cotechino

Ricetta del cotechino<<   Mia nonna il cotechino anziché in galera lo metteva più gentilmente “in camicia”, dapprima a bagno nell’acqua per qualche ora, poi lo sbucciava completamente della pelle e l’avvolgeva in una braciola di bue capace di contenerlo, legava intorno e cuciva in modo da non far uscire l’impasto.  A questo punto sistemava il tutto in una casseruola con un battuto finissimo di cipolla e lo faceva rosolare finché non prendeva un bel colore nocciola; allora bagnava con mezzo bicchiere di vino che lasciava evaporare tenendo scoperta la pentola. Infine aggiungeva un po’ di salsa di pomodoro e allungava con acqua o brodo ricoprendo ben bene col coperchio.   >>

ROBERTO BARBOLINI, Ricette di famiglia, Garzanti

 


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